Questo
libro è un viaggio nelle profondità del dolore. A prima vista sembra un
testo orribile, di quelli che non fanno dormire la notte, un libro in
cui l’autore si compiace nel ruminare i problemi del passato, proprio
quelli che vorremmo dimenticare perché sono una fonte di angoscia e
paura che è bene tener lontana da noi, noi che vogliamo essere felici,
vogliamo ridere, scherzare e divertirci. A chi mai potrà servire un
viaggio nel dolore? O peggio, nelle profondità del dolore? Forse agli
autolesionisti, a chi vuole soffrire inutilmente, a chi vuole auto
flagellarsi con ciò che è stato e non tornerà più, o almeno si spera.
È vero. Questo libro è un
cammino doloroso nelle terre buie e paludose della sofferenza ma… al
termine del buio c’è il giardino della gioia, si la gioia, la serenità,
la felicità. Ricorda: non potrai apprezzar la vita se prima non avrai
conosciuto il dolore. Non potrai provar vera gioia se non avrai provato
la sua mancanza, cioè il dolore. È proprio il dolore che ti farà capire
come potrebbe essere difficile la tua vita ed è sempre il dolore che ti
insegnerà a mantenere la pace, la libertà, la tolleranza, l’amicizia
perché queste sono le fonti della gioia.
Alla fine di questo viaggio nel dolore sarai
più saggio perché avrai visto il lato più oscuro della vita e saprai
come tenerti sul lato dove c’è luce, gioia e felicità. Saprai aver paura
di chi vuole cambiare sfasciando tutto e di chi promette persino
l’impossibile. Saprai fermarti quando ti accorgerai di andare verso il
dolore perché lo conoscerai già, avrai già fatto un viaggio nelle sue
profondità e troverai in te la forza di tornare indietro, o quanto meno
di tenertene il più lontano possibile.
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